Odissea, il racconto dell’Occidente

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Odissea digitale

Gualtiero Carraro

La visione dell’Odissea di Nolan ha riacceso l’interesse per un testo fondamentale della cultura occidentale.

In questo articolo intendo proporre una rilettura dell’Odissea come racconto identitario dell’Occidente, a partire dagli studi che abbiamo sviluppato in Carraro LAB per la prima pubblicazione di una edizione digitale e multimediale del poema omerico, negli anni ’90.

Nel dibattito sulla fine dell’Occidente, ma anche sulla identità della cultura occidentale, una rilettura delle sue origini proprio nell’Odissea ci può fornire alcuni spunti utili per capire chi siamo, da dove veniamo e quali potranno essere le nostre potenziali evoluzioni future.

L’Odissea è il racconto dei racconti, nel senso che il testo omerico – come peraltro il film – è costruito con la tecnica del flashback: il protagonista stesso racconta la sua vicenda in diverse situazioni. D’altra parte, l’incipt del poema è un invito al racconto:

“Narrami, o Musa, dell’uomo dal multiforme ingegno, che tanto vagò, dopo la distruzione della sacra rocca di Troia; di molti popoli vide le città e conobbe la mente, e molti dolori patì in cuore sul mare, lottando per la sua vita e per il ritorno dei compagni.”

In che senso L’Odissea è il racconto dell’Occidente?

L’ULTIMO MITO E LA PRIMA LETTERATURA

L’Odissea è sia la fine che l’inizio del racconto occidentale. Segna la conclusione della primordiale forma di narrazione, il mito orale arcaico, l’epopea degli Aedi che raccontavano a voce le imprese degli dei e degli eroi, in quanto le opere omeriche sono i primi grandi testi letterari che ci sono pervenuti, grazie alla scrittura. L’alfabeto era già arrivato nelle terre elleniche nell’era micenea e nelle loro colonie occidentali -il primo ritrovamento è a Procida – ma era andato perduto nei successivi secoli bui del medioevo ellenico, dopo le invasioni dei popoli del mare che portarono al collasso l’età del bronzo, per poi arrivare nuovamente da oriente, portato dai Fenici, un altro popolo di navigatori. Il racconto omerico cancella il mito orale e inaugura la letteratura scritta occidentale. Anche in questo senso è il racconto dell’Occidente.

IL VIAGGIO DA EST A OVEST

Ma la connotazione occidentale riguarda anche il viaggio di Ulisse che, come tutti i ritorni degli eroi della guerra Troia – il genere dei “nostoi” a cui appartiene l’Odissea – si dirige dalle coste anatoliche verso Occidente, verso i regni Micenei di cui faceva parte Itaca. La perdita delle rotte e i venti spingono Odisseo ancora più a ovest, nelle terre della futura Magna Grecia come la Trinacria, i luoghi archeologicamente documentati della esplorazione e prima colonizzazione dei Micenei. La scena finale del film di Nolan, l’esilio dell’eroe che salpa verso il tramonto, riprende la leggenda riportata da Dante del viaggio oltre le colonne d’Ercole, per “seguir virtute e canoscenza”.

La storia della civiltà occidentale per molti versi è il racconto di una direttrice verso ovest: dalla culla della civiltà, Mesopotamia ed Egitto, urbanizzazione e scrittura si affermano prima a Creta e poi a Micene. Dopo la Grecia classica, l’asse dell’occidente si sposterà ancora più a ovest con Roma, che controllerà il mediterraneo, e successivamente alle potenze coloniali atlantiche – Portogallo, Spagna, Francia, Inghilterra – fino all’attuale potenza occidentale dominante, gli Stati Uniti.

IL POTERE DEL MARE

Il destino dell’occidente e il mare sono strettamente collegati, a partire dall’Odissea. Ulisse è un navigatore ed esploratore Ante Litteram: “di molti popoli vide le città e conobbe la mente”. L’identità occidentale nasce nella culla del Mediterraneo, un mare favorevole alla navigazione fin dalla preistoria. La guerra di Troia si scatena per il controllo delle rotte tra il Mar Nero e il Mediterraneo, e le esplorazioni di Ulisse anticipano le costanti ondate di colonizzazione prima dei greci e poi degli altri popoli occidentali, fino alle Americhe e all’Oceania. I Micenei organizzarono una grande spedizione navale per espandere il loro potere sulle coste anatoliche, ma furono solo una delle civiltà occidentali che si connotano come Talassocrazie: potenze basate sul controllo del mare. La prima talassocrazia occidentale fu Creta. Segue l’esempio emblematico di Atene. Roma fonda la sua potenza sul controllo del “Mare Nostrum”. Le repubbliche marinare svilupperanno strategie, conoscenze e tecnologie che porteranno un loro figlio ad attraversare l’Atlantico e a scoprire il nuovo mondo. Il dominio occidentale sul globo terrestre inizia con le navi portoghesi, poi spagnole, inglesi, olandesi, francesi che competono per il controllo di empori, rotte, colonie, imperi. Infine, l’ultima potenza occidentale l’America, eredita l’impero anglosassone e lo espande su tutti gli oceani. Tutto sempre via mare. Venendo ai nostri giorni, se la guerra di Troia scaturisce dall’esigenza del controllo degli stretti, all’origine della storia occidentale, oggi siamo forse vicini all’epilogo del potere occidentale, con la possibile perdita degli stretti di Hormuz sul golfo persico e di Bandar Abbas sul Mar Rosso? Non è detto però che le forme future del potere passeranno ancora per la via del mare.

IL MULTIFORME INGEGNO

L’eroe dell’Odissea introduce una importante novità per l’epica e per la mitologia: non è una divinità o un semidio come Achille: è un “uomo dal multiforme ingegno”. La virtù esaltata nel protagonista non è la prestanza fisica o qualche superpotere di origine divina, ma l’intelligenza umana. In questo senso Ulisse ci racconta molto rispetto all’identità dell’uomo occidentale, che pochi decenni dopo la scrittura omerica comincia già a sviluppare le domande fondamentali sull’origine del mondo – l’”Archè” – da cui nasce la filosofia presocratica. In Grecia la scrittura, dopo la trascrizione del mito, evolve rapidamente creando una nuova forma di cultura intellettuale: la filosofia, la storia, la politica e la scienza. L’uomo occidentale sarà sempre alla ricerca, da Odisseo in poi, del “multiforme ingegno”. Questo tratto significherà molto, forse tutto, rispetto al contributo dell’Occidente nella storia umana, nei secoli successivi. Mentre nelle civiltà orientali e in quelle precolombiane la scrittura si esprimerà soprattutto in ambito religioso, poetico e sapienziale, l’occidente seguirà il modello dell’ “uomo dal multiforme ingegno”. La scrittura occidentale perseguirà le numerose forme della intelligenza umana anche nelle successive invenzioni della stampa a caratteri mobili e – ai nostri tempi – del web e dell’Intelligenza Artificiale, entrambe intuizioni nate in Europa.

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