Possiamo immaginare la realtà virtuale come una potenziale enciclopedia della memoria e della cultura umana? L’idea di una memoria artificiale basata su ambienti virtuali risale alla cultura classica , quando fu elaborata la metodologia dell’arte della memoria. Si trattava di un sistema mnemotecnico visuale, basato su ambienti virtuali (i Loci) e immagini (Imagines). Per memorizzare grandi quantità di informazioni complesse, l’individuo doveva costruire nella sua mente un palazzo immaginario, nel quale i contenuti venivano organizzati all’interno di stanze e associati a simboli evocativi.

L’architettura della memoria è il soggetto della tesi di laurea di Sara Carraro all’accademia di Brera, accompagnata da un video a 360 gradi che ricostruisce in 3D e ripercorre le principali architetture mnemotechiche del passato. Simonide di Ceo, autore del V sec. a.C , è il padre della tecnica dei loci. Nella civiltà romana il metodo viene ripreso da Marco Tullio Cicerone. Nel medioevo un esempio di Arte della Memoria collettiva è la struttura della Divina Commedia di Dante.  Giulio Camillo è autore del Teatro della Memoria rinascimentale, XVI sec. Alla stessa epoca risale il palazzo della memoria di Matteo Ricci, missionario gesuita in Cina, che oltre a realizzare il primo dizionario cinese-occidentale, realizzò una sintesi della cultura europea e cristiana rielaborando il codice visivo degli ideogrammi con il metodo dell’arte della memoria.

Queste intuizioni, umanistiche e filosofiche, possono trovare applicazione anche nell’era della realtà virtuale, dell’intelligenza artificiale – Cicerone parlava già di “artificiosa memoria” – degli ambienti e del web tridimensionale. Le applicazioni virtuali dell’arte della memoria possono essere efficaci nel settore della formazione e della cultura, ma anche del marketing immersivo e dell’entertainment.

LA NUOVA SFIDA DELLA CULTURA VIRTUALE

E’ pensabile una forma nativa di cultura virtuale? Al di là della “applicazioni immersive” per musei, mostre, formazione, nascerà una Virtual Culture in grado di elaborare forme di pensiero, d’arte, di narrazione? Si tratta di una sfida intellettuale nuova, che va al di là delle tecnologie hardware e software e potrebbe svilupparsi anche nel contesto italiano.

Così come i videogame sono l’espressione nativa di una forma di entertainment, è lecito aspettarsi che si svilupperanno forme specifiche di cultura virtuale: arte, filosofia, cinema, fotografia.

VIRTUAL CULTURE BY CARRARO LAB

Il percorso di Carraro LAB è legato a ricerche sulla cultura virtuale. I premi internazionali ricevuti sono relativi a opere multimediali e virtuali, dai Vangeli su CD ROM con la metafora della cattedrale virtuale a OMNIA, con i giochi virtuali del sapere, da Roma Virtual History presentata da Steve Jobs all’invenzione della cartografia virtuale dello Street View. Il Blog VirtualMentis approfondisce case history e tematiche della cultura virtuale.